La struttura del pennino da immersione

Il pennino da immersione (in inglese dip nib) è una lamella metallica sagomata con una fessura centrale che regola il flusso dell'inchiostro verso la punta. La geometria della fenditura, l'elasticità dell'acciaio e l'angolazione dei rebbi determinano la qualità del tratto modulato, cioè la differenza visibile tra un tratto sottile di salita e uno spesso di discesa.

I pennini di fabbricazione italiana venivano prodotti principalmente a Torino e Milano tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, con acciai importati dall'Inghilterra e dalla Germania, quindi lavorati localmente. Oggi i produttori artigianali che ancora producono pennini specializzati si trovano quasi tutti fuori dall'Italia, ma la cultura dell'uso e della scelta del pennino è rimasta viva nelle scuole di calligrafia del Centro-Nord.

Le categorie principali di pennini

Pennini copperplate e pointed pen

La categoria copperplate comprende pennini a punta sottile e molto elastica, concepiti per eseguire scritture con forte modulazione di pressione. Sono utilizzati per la cancelleresca inglese, per lo spenceriano e per varianti italiane del corsivo ornato. La flessibilità del metallo consente di aprire i rebbi durante i tratti discendenti, producendo linee di spessore variabile che caratterizzano le scritture corsive elaborate.

Tra i pennini più apprezzati in questa categoria figurano il Brause 66EF, il Nikko G, lo Zebra G e il Hunt 101. Ciascuno presenta un diverso grado di flessibilità e una diversa risposta alla pressione, il che li rende adatti a stili e mani differenti.

Pennini broad edge per scrittura italica

I pennini a punta larga (broad edge o oblique nib) hanno una geometria diversa: l'estremità è piatta o leggermente obliqua e produce un tratto che varia di spessore in funzione della direzione del gesto, non della pressione. Questo tipo di pennino è associato alla scrittura italica, alla gotica, alla unciale e alla cancelleresca italiana.

La larghezza della punta — che si misura in millimetri e va da 0,5 mm per le scritture piccole fino a 3,5 mm o più per le esecuzioni decorative — determina proporzionalmente l'altezza dei corpi delle lettere, secondo il principio delle "larghezze pennino" usato in quasi tutti i sistemi calligrafici occidentali. Cinque larghezze pennino per l'altezza del corpo (x-height) è la proporzione classica dell'italico.

Pennini per scrittura gotica e rotonda

La rotonda italiana medievale richiedeva pennini a taglio trasversale netto, con un angolo di scrittura compreso tra 30° e 45° rispetto alla linea di base. Questo garantiva le caratteristiche forme tondeggianti delle aste e delle curve, distinte dal profilo più spigoloso della gotica nordeuropea. I manoscritti liturgici prodotti in Italia tra il XII e il XV secolo mostrano una coerenza straordinaria nell'uso di questi strumenti.

Il portapenne: funzione e materiali

Il portapenne (penholder) è il supporto nel quale viene inserito il pennino. Esistono due tipologie principali: il portapenne dritto (straight) e quello obliquo (oblique holder). Quest'ultimo è indispensabile per i pennini copperplate usati con la mano destra, perché consente di mantenere l'asse del pennino allineato con la direzione delle aste principali anche quando il polso è in posizione naturale.

I portapenne in legno tornito sono quelli più diffusi tra i calligrafi italiani. Il legno di pero, di bosso o di noce è preferito per la sua densità e per la presa tattile durante la scrittura. Esistono anche esemplari in celluloide, in ottone o in resine moderne, ma la tradizione artigianale privilegia ancora i materiali naturali.

Penna ad immersione con pennino montato
Penna ad immersione con pennino in acciaio. Fonte: Wikimedia Commons, licenza CC.

Cura e manutenzione dei pennini

Un pennino da immersione deve essere pulito dopo ogni sessione di scrittura per evitare che l'inchiostro si secchi e ostruisca la fenditura. Il metodo più semplice è il risciacquo in acqua corrente tiepida, seguito dall'asciugatura con un panno morbido e non abrasivo. Per gli inchiostri a base di gomma arabica o con pigmenti, è consigliabile una soluzione diluita di ammoniaca al 5% per rimuovere i depositi più ostinati.

I pennini nuovi presentano spesso un rivestimento antiossidante che va rimosso prima del primo utilizzo. Il metodo tradizionale è passare la punta in una fiamma per un secondo o due, oppure strofinare la punta su una patata tagliata, che elimina il grasso con l'umidità e la lieve acidità del succo.

Dove trovare documentazione specializzata

Le principali fonti documentali sui pennini italiani includono i cataloghi storici delle cartolerie d'epoca, disponibili in parte negli archivi della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, e i trattati ottocenteschi sulla scrittura commerciale. La voce dedicata alla penna come strumento di scrittura su Wikipedia offre una panoramica storica utile come punto di partenza.

Il pennino non è un semplice pezzo di metallo: è il punto di contatto tra il pensiero e la carta, e la sua scelta riflette lo stile grafico che si vuole esprimere. — Trattato di calligrafia pratica, Torino, 1887.