Le origini dell'inchiostro da scrittura in Italia
L'inchiostro è presente nella cultura scrittoria italiana sin dall'epoca romana, quando le tavole cerate erano affiancate da documenti su papiro redatti con inchiostri a base di fuliggine (carbon black) e gomma arabica. Con la diffusione della pergamena nel Medioevo e poi della carta nei secoli XIII-XIV, le formulazioni si adattarono ai nuovi supporti, dando origine agli inchiostri ferro-gallici che dominarono la produzione documentale europea per quasi mille anni.
In Italia, le prime ricette documentate di inchiostro ferro-gallico risalgono al XIV secolo e si trovano in trattati come il Libro dell'arte di Cennino Cennini (fine XIV-inizio XV sec.), che descrive anche l'uso dell'inchiostro nella decorazione dei manoscritti miniati.
L'inchiostro ferro-gallico: chimica e caratteristiche
L'inchiostro ferro-gallico (iron gall ink) è prodotto dalla reazione tra solfato ferroso (vitriolo verde) e acido tannico estratto dalle galle di quercia. La miscela, diluita con acqua e stabilizzata con gomma arabica, produce un liquido inizialmente blu-nerastro che, a contatto con l'aria e la carta, ossida e vira al nero intenso permanente.
Le proporzioni classiche prevedevano circa 30-40 grammi di galle frantumate per 500 ml di acqua, con aggiunta di 15-20 grammi di solfato ferroso. La gomma arabica, aggiunta in quantità variabili dal 5 al 15% del volume finale, serve a regolare la viscosità e ad aumentare l'adesione alla fibra del supporto.
Vantaggi e problemi di conservazione
Il vantaggio principale dell'inchiostro ferro-gallico è la sua permanenza: i documenti medievali scritti con questa formulazione sono ancora leggibili dopo cinque o sei secoli. Il problema è la progressiva acidità del composto, che col tempo intacca la fibra della carta o della pergamena, producendo quel caratteristico effetto di corrosione (ink corrosion) visibile in molti codici medievali conservati negli archivi italiani.
Gli istituti di conservazione come la Biblioteca Apostolica Vaticana hanno sviluppato tecniche di stabilizzazione per i manoscritti danneggiati dall'acidità dell'inchiostro, tra cui trattamenti con carbonato di calcio e deacidificazione a masse gassose.
Inchiostri da calligrafia contemporanei
Inchiostri a base d'acqua con pigmenti
Gli inchiostri moderni per calligrafia si dividono principalmente in due categorie: quelli a base di coloranti solubili (dye-based) e quelli con pigmenti in sospensione (pigment-based). I primi sono più fluidi e adatti ai pennini fini, ma tendono a sbiadire con l'esposizione alla luce. I secondi garantiscono maggiore permanenza e resistenza all'acqua, ma richiedono una pulizia più frequente degli strumenti.
Tra gli inchiostri apprezzati nelle scuole di calligrafia italiane figurano quelli a base di bistre (fuliggine sciolta in acqua calda), un'alternativa organica che produce un colore bruno caldo e adatto a documenti artistici, e gli inchiostri acrilici diluiti, usati per lavori decorativi su supporti non assorbenti.
Inchiostri naturali e preparazioni domestiche
La tradizione artigianale include diverse ricette di inchiostro naturale preparabili in casa o in laboratorio. L'estratto di noce (Juglans regia) produce un inchiostro marrone ricco, stabile e non corrosivo. Le bacche di sambuco o more, bolle in acqua salata e filtrate, danno un inchiostro viola-nerastro adatto a esercitazioni. L'estratto di thè nero fortissimo, addizionato con gomma arabica al 10%, simula il colore del bistre e ha una viscosità adatta alla scrittura con pennini da 1-2 mm.
Viscosità, flusso e comportamento sul supporto
La viscosità dell'inchiostro è il parametro che più influenza il comportamento sul pennino. Un inchiostro troppo viscoso tende a non scorrere regolarmente dalla fessura e produce linee discontinue; uno troppo fluido cola in modo incontrollato e produce sbavature. Il punto di equilibrio dipende dalla larghezza del pennino, dalla temperatura ambientale e dall'assorbenza della carta.
La prova pratica per valutare la viscosità è quella del "filo": tenendo il pennino verticale sopra il calamaio, si osserva se l'inchiostro forma un filo continuo o cade in gocce. Un filo sottile e continuo indica una viscosità adatta alla maggior parte dei pennini da scrittura.
Conservazione e stoccaggio degli inchiostri
Gli inchiostri naturali e ferro-gallici vanno conservati in contenitori di vetro con chiusura ermetica, al riparo dalla luce diretta e da sbalzi termici. La temperatura ideale è tra 10 e 18°C. Gli inchiostri a pigmento acrilico non devono mai essere esposti a temperature inferiori a 5°C, pena la coagulazione irreversibile dei pigmenti in sospensione.
Un inchiostro di qualità, correttamente conservato, mantiene le sue caratteristiche per anni. I segnali di deterioramento includono la comparsa di muffe sulla superficie, la separazione in strati non rimescolabili, e l'odore acido o putrido in seguito alla decomposizione batterica dei componenti organici.